Arte · Tecnologia

Con The Currency ogni collezionista poteva conservare l’opera fisica oppure il suo NFT. L’altra forma doveva scomparire.

Damien Hirst, il quadro o il token: scegliere che cosa distruggere

Nel 1998 portai al Palazzo delle Esposizioni La Coscienza Luccicante, un CD-ROM d’artista in cui pixel e interattività convivevano con la mia pittura. The Currency di Damien Hirst impose invece una scelta: conservare il quadro oppure il token digitale, distruggendo l’altro. Più che la tecnologia, mi interessa la violenza di quell’aut aut.

Opera di Massimo Scognamiglio in cui immagine e materia vengono ricomposte

Nel 1998 presentai al Palazzo delle Esposizioni La Coscienza Luccicante, un CD-ROM d’artista fatto di pixel, interattività e immagini. Non avevo l’impressione di abbandonare la pittura. Mi sembrava, piuttosto, di allargare lo spazio in cui poteva accadere.

Più di vent’anni dopo, Damien Hirst ha costruito The Currency attorno a una logica opposta: non la convivenza, ma la scelta. Il progetto, lanciato nel 2021, associava diecimila opere su carta a diecimila NFT. I collezionisti dovevano decidere quale forma conservare. Chi chiedeva il dipinto rinunciava al token, che veniva distrutto; chi teneva l’NFT condannava al fuoco l’opera fisica corrispondente.

La mostra alla Newport Street Gallery, documentata da HENI, si svolse fra settembre e ottobre 2022. Durante la Frieze Week, Hirst iniziò personalmente il rito della combustione. In totale 4.851 opere fisiche, quelle abbandonate a favore della versione digitale, furono progressivamente bruciate in galleria.

È facile fermarsi allo spettacolo: un artista famoso, migliaia di opere, il fuoco, il mercato delle criptovalute. La parte che mi interessa è meno rumorosa. A ogni proprietario veniva chiesto di rendere irreversibile una preferenza. Non bastava dire che il quadro e il token avevano lo stesso valore. Bisognava produrre quel valore facendo scomparire l’alternativa.

La mia storia con il digitale, raccontata anche nella biografia del sito, nasce da un’altra idea. Ho dipinto con materiali fisici e su dispositivi touch; ho lavorato con fotografia, video, web e oggetti. Non ho mai sentito il bisogno che un linguaggio uccidesse l’altro per diventare autentico. Anche negli Strappi la distruzione è un passaggio, non il punto finale: l’immagine lacerata viene ricomposta e torna a produrre senso.

The Currency rimane però una macchina concettuale molto precisa. Mette insieme fiducia, scarsità, proprietà e desiderio, poi consegna l’ultima decisione al collezionista. Il fuoco non cancella soltanto carta colorata; rende visibile il prezzo della certezza. Per credere davvero di possedere una cosa, quelle persone hanno dovuto accettare di non poter più possedere l’altra.

È qui che il progetto smette di parlare soltanto di NFT. Ogni identità digitale promette di moltiplicarci, ogni archivio sembra poter conservare tutto. Poi arriva una scelta e scopriamo che il valore, spesso, nasce ancora da ciò che non possiamo recuperare.